Prime impressioni sulla didattica del sistema universitario in Germania

Dopo aver frequentato il corso presemestrale in lingua tedesca e partecipato ai corsi scelti per il primo semestre, ho deciso di elencare alcune differenze che sono emerse tra il sistema universitario italiano e quello tedesco.

Approcci didattici diversi: mentre in Italia ci si trova quasi sempre a prendere parte a lezioni frontali, qui capita spesso di lavorare in gruppo o comunque di partecipare più attivamente alla lezione. Durante il corso di lingua, ad esempio, ho avuto modo di migliorarmi nell’ascolto e nel parlato. Per quanto la cattedra di tedesco della mia università sia assolutamente valida, stando sul posto ho avuto maggiori possibilità di interazione con i madrelingua, ma questo è giustamente dovuto anche al diverso contesto in cui mi trovo. Ciò che mi ha aiutato e motivato è stato avere più lezioni in lingua e spero che presto in Italia sarà dato più spazio alle ore con i docenti madrelingua (ma questo dipende da regole ministeriali).

Scelta dei corsi: Mentre in Italia dopo la compilazione del piano di studi, è possibile seguire i corsi (e molti di essi sono obbligatori), qui c’è maggiore offerta di corsi. Tuttavia, bisogna prenotarsi in una piattaforma e spesso i posti sono pochi. Questo comporta la necessità di dover parlare con i docenti, che possono decidere se accettare o meno più studenti. Sinceramente è un po’ stressante la scelta dei giusti corsi, ma con un po’ di pazienza ho accettato questo sistema e sono riuscito ad organizzare il mio piano di studi. È importante rispettare delle scadenze e cercare il prima possibile dei corsi adatti, quindi per chi volesse fare la stessa esperienza nell’università in cui mi trovo, consiglio di scegliere nei giusti tempi. Devo dire, però, che se vi rivolgete ai docenti, nella maggior parte dei casi riuscirete ad ottenere un posto nel corso a cui siete interessati.

Diversa organizzazione del semestre: mentre in Italia i corsi generalmente finiscono a dicembre e sono molto concentrati ogni settimana, per poi avere una sessione di esami che dura circa due mesi/ due mesi e mezzo, qui si segue di meno (esempio: un corso di letteratura c’è una volta alla settimana, contro le tre volte a settimana in cui seguivo un corso italiano). Ciò, inevitabilmente, comporta che si debba seguire di più durante il semestre, cioè fino alla fine di gennaio, e che si lavora di più a casa. Ad esempio, per la settimana successiva alle due ore di corso, c’è un saggio da leggere, in modo da prepararsi a discuterne in classe ed evidenziare punti interessanti o eventuali difficoltà incontrate nella lettura. Se ovviamente si segue di più, la sessione di esami è più breve: ci sono pro e contro, ma io credo sia fattibile, a patto che ci sia una giusta organizzazione del lavoro. In ogni caso, vi farò sapere di più nei prossimi mesi.

Differenze nel metodo di valutazione: mentre in passato ero abituato ad esami orali nella maggior parte dei casi, qui si prediligono gli scritti, soprattutto per esami da 6 crediti. Per noi Erasmus, inoltre, spesso c’è la possibilità di preparare degli elaborati da consegnare, che saranno utilizzati dai docenti nella fase di valutazione. A seconda del numero di crediti, può essere richiesto di integrare con un altro lavoro/ con un’ulteriore verifica. Chiaramente, per gli esami di lingue spesso viene chiesto anche di superare una prova orale, ma è comprensibile e giusto, a mio avviso, per avere una valutazione più completa. A proposito di quest’ultima, c’è una scala che va da 1 (voto più alto) a 4 (il minimo). Sono anche ammessi dei decimali per far emergere delle sottili differenze.

Legame più diretto con il mondo del lavoro: sono più coloro che studiano e lavorano, rispetto a chi si dedica a tempo pieno alla carriera universitaria. Ciò che ho notato è che spesso è l’università stessa ad accettare studenti e studentesse per svolgere dei tirocini o lavorare part-time. Questo è l’ideale per chi vuole continuare a studiare, ma con un minimo di indipendenza. Molti, inoltre, hanno dei lavori part-time al di fuori dell’università, che permettono di organizzarsi per andare avanti con lo studio e, contemporaneamente, avere un guadagno settimanale.

Autore: raffaelechirico

Raffaele Chirico, 21 anni e studente di lingue e culture straniere. Appassionato di lettura, scrittura, nuoto e serie tv.

3 pensieri riguardo “Prime impressioni sulla didattica del sistema universitario in Germania”

    1. Innanzitutto grazie per aver letto il mio articolo! Come ho spiegato a molte persone (tra cui anche madrelingua del posto, che mi facevano notare la loro percezione dell’Italia), ci tengo alla nostra cultura, quindi non voglio apparire come qualcuno che nega o disprezza le proprie radici. Tuttavia, bisogna essere obiettivi: se non cambiano le cose, soprattutto in Sud Italia, non sarà possibile avere tante aspettative per il futuro. Questo è anche uno dei principali motivi per cui sto studiando lingue: almeno, se proprio dovesse andarmi male in Italia, ho qualche chance in più altrove!

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